Infermieri a braccia incrociate: “Riaffermiamo ruolo e professionalità”

E’ lo stesso Grasso a sottolineare come: “pur nel rispetto dei ruoli tra sindacato e ordine, non si tratta solo di rivendicare il diritto a un nuovo contratto, atteso da più di dieci anni, ma anche di riaffermare con forza il ruolo e la professionalità degli infermieri nell’ambito del sistema sanitario”.

Redazione Arezzo Notizie
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Invia per email  |  Stampa  |   13 febbraio 2018 16:43  |  Pubblicato in Attualità, Arezzo


“Non solo rivendicazioni salariali, ma anche riaffermazione del ruolo e della professionalità”.

Sono queste le parole del presidente del collegio aretino Ipasvi Giovanni Grasso utilizzate per spiegare le ragioni che hanno portato all’adesione dello sciopero in calendario per il prossimo 23 febbraio.

E’ lo stesso Grasso a sottolineare come: “pur nel rispetto dei ruoli tra sindacato e ordine, non si tratta solo di rivendicare il diritto a un nuovo contratto, atteso da più di dieci anni, ma anche di riaffermare con forza il ruolo e la professionalità degli infermieri nell’ambito del sistema sanitario”.

“Se a livello legislativo si sono fatti passi avanti con l’approvazione della legge Lorenzin – spiega Giovanni Grasso -, con questo contratto sembra invece che qualcuno voglia riportare le lancette addirittura indietro nel tempo disconoscendo l’autonomia gestionale agli infermieri. Sono troppi i casi in cui, nel pubblico e nel privato, la nostra professionalità non è riconosciuta come meriterebbe una categoria che ormai ha fatto della formazione e dell’aggiornamento continui i suoi elementi caratterizzanti. Anche in questo contratto, da quanto si legge nella bozza che è stata diffusa, questo riconoscimento è lontano dall’essere affermato a tutti i livelli, sia normativo che retributivo. Se a questo si aggiunge la ventilata possibilità di tagliare, in Toscana i costi del personale sanitario per una cifra che si aggirerebbe sui 45 milioni di euro si delinea un quadro di fronte al quale chi rappresenta la professione, e anche ogni singolo infermiere, non può restare a guardare. L’auspicio è che da questa mobilitazione del 23 febbraio nasca anche la possibilità di un confronto costruttivo e proficuo che veda protagonisti l’ordine e le associazioni sindacali da un lato e le direzioni sanitarie pubbliche e il mondo della sanità privata dall’altro”.

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