Incidenti stradali, l’impegno quotidiano della “Rete del Trauma maggiore”

Domenica ricorre la giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada. Ogni anno sono circa 150 i pazienti soccorsi dai mezzi su gomma per trauma maggiore, soprattutto in ambito urbano, e 200 circa le missioni dell’elisoccorso Pegaso 2

Giovanni Sbrana, responsabile della Rete Gestione Emergenza Politrauma

Alti standard di assistenza in rete, procedure di soccorso unificate e condivise, professionalità degli operatori: sono i cardini del Sistema Emergenza Urgenza della Asl Toscana sud est, anche e soprattutto negli interventi per incidenti stradali. Domenica 18 novembre ricorre la Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, che dedica un momento di ricordo e riflessione su quanti hanno perso la vita o sono rimasti feriti in un incidente stradale. Questo tipo di emergenza, nella Asl Toscana sud est, è affidato all’intervento degli specialisti delle “Rete del Trauma maggiore”, un servizio di soccorso nato per gestire i feriti gravi, le cui condizioni cliniche sono spesso tempo-dipendenti.

“La Asl Toscana Sud Est ha impiegato tempo e risorse per dare la miglior risposta possibile alle vittime di trauma maggiore – spiega Giovanni Sbrana, responsabile della Rete Gestione Emergenza Politrauma. Il nostro è un territorio vasto, a prevalenza rurale, con una densità di popolazione bassissima. A questo si aggiungono una viabilità critica e una superficie del territorio spesso impervia. E’ quindi immaginabile quanto possa essere complesso organizzare i soccorsi”.

I numeri degli interventi dimostrano l’impegno del personale, medico, infermieristico e tecnico della Rete aziendale: ogni anno sono circa 150 i pazienti soccorsi dai mezzi su gomma per trauma maggiore, soprattutto in ambito urbano e 200 circa le missioni dell’elisoccorso Pegaso 2, che ha base a Grosseto. L’età media delle persone soccorse si aggira intorno ai 47 anni e rimane costante nel tempo, segnale che evidenzia come il trauma maggiore interessi prevalentemente persone giovani e di mezza età.

Il modello di gestione del trauma funziona anche grazie alla presenza di uno specialista che coordina i sanitari coinvolti nel soccorso. Ogni anno si registrano tempi e numeri di centralizzazione primaria (cioè il trasporto del paziente dal luogo dell’evento all’ospedale definitivo) tra i migliori della Regione. Risultati di questo spessore sarebbero impensabili senza un’adeguata formazione e preparazione di tutto il personale del Dipartimento Emergenza Urgenza (Centrale 118, Pronto Soccorso, Rianimazioni e Medicine d’Urgenza) e del personale delle Chirurgie, Radiologie e Ortopedie dei vari presidi ospedalieri.

“Per creare una cultura globale della sicurezza stradale e della prevenzione degli incidenti, riducendo in modo significativo il numero delle vittime della strada - continua Sbrana - è necessario che anche i cittadini contribuiscano, mettendo in pratica azioni di prevenzione, come per esempio assicurare i bambini correttamente ai seggiolini omologati in auto, indossare sempre le cinture di sicurezza o il casco, non mettersi alla guida sotto l’effetto di alcol o di sostanze stupefacenti. Nei casi di pazienti con lesioni gravi, la possibilità che non sopravvivano nei primi tre minuti dopo l’impatto è molto elevata; in tempi così brevi, i soccorsi non riescono ad arrivare. Per questo motivo, adottare misure che tutelino la propria salute può essere vitale. Incidenti mortali avvengono anche a bassa velocità e in città, pertanto nessuno è al sicuro senza le adeguate protezioni”.

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La Rete del Trauma Maggiore realizzerà iniziative di sensibilizzazione alla prevenzione come strumento per ridurre il numero di vittime della strada, in sinergia con le forze dell’ordine che sono coinvolte negli interventi di emergenza.

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