Il comitato Acqua pubblica: "Grossolane imprecisioni nella nota di Nuove Acque"

Durissima presa di posizione del Comitato Acqua Pubblica in merito al comunicato di Nuove Acque sulla decisione del tribunale di Arezzo sui ricorsi contro i distacchi. Nel comunicato stampa pubblicato di Nuove Acque ci sono grossolane...

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Durissima presa di posizione del Comitato Acqua Pubblica in merito al comunicato di Nuove Acque sulla decisione del tribunale di Arezzo sui ricorsi contro i distacchi.

Nel comunicato stampa pubblicato di Nuove Acque ci sono grossolane imprecisioni che è bene fossero chiarite e rettificate. Innanzitutto il Tribunale di Arezzo non ha stabilito “incontestabilmente” alcunché circa la legittimità delle tariffe applicate da Nuove Acque, in quanto ciò non era oggetto dei giudizi promossi dai due obbedienti civili, assistiti dall’avvocato Pasquetti, che si sono visti sospendere la fornitura idrica. La questione della legittimità delle tariffe, dopo la decisione del Tar Lombardia, è ora pendente dinnanzi al Consiglio di Stato. Solo dopo tale giudizio si potrà dire se la campagna di obbedienza civile e di autoriduzione delle bollette sia stata legittima o illegittima e sino ad allora essa continuerà. La questione portata all’attenzione del Tribunale di Arezzo, in realtà, era altra e cioè se si potesse avere una tutela immediata contro i distacchi operati da Nuove Acque ai danni dei due utenti “morosi” in quanto obbedienti civili e il Tribunale di Arezzo ha risposto che, in via di urgenza, non si può loro riconoscere neanche il quantitativo minimo vitale previsto dall’art.61 Lg.221/2015, salvo far valere tale diritto in sede di giudizio di merito secondo le ordinarie procedure. Rispettiamo tali decisioni, ma ricordiamo a Nuove Acque che esse sono tutt’altro che “incontestabili” sia perché esse possono essere ancora impugnate, sia perché il riconoscimento del diritto rivendicato dagli obbedienti civili, cioè quello di ricevere comunque un quantitativo minimo vitale di acqua, come riconosciuto dalla legge, sarà sottoposto al giudice competente con uno

specifico giudizio di merito. Sconcerta, infine, che Nuove Acque, nel contesto del suo comunicato poco preciso, definisca anche

“irrispettosa” la campagna di obbedienza civile, nonostante lo stesso gestore sia stato condannato ben tre volte da tre diversi Giudici di Pace di Arezzo a restituire a tre utenti “obbedienti” quanto indebitamente pagato in virtù di quelle tariffe che essa stessa pretende legittime. Stupisce poi che questi “campioni del diritto” sorvolino su alcune decine di sentenze emesse da giudici del Tribunale

di Arezzo a favore di utenti, assistiti dall’avvocato Sandro Ponziani, che hanno condannato Nuove Acque a restituire somme ingiustamente incassate per componenti tariffarie non dovute. Peraltro undici di queste sentenze sono recentissime (una di due giorni fa) e riguardano un aspetto ormai assodato: il rimborso della depurazione non dovuta deve essere decennale e non quinquennale come

erroneamente si ostina a sostenere e praticare Nuove Acque. Questa ostinazione del gestore non solo è un comportamento irrispettoso delle leggi, delle sentenze e della correttezza del rapporto con gli utenti, ma produce anche delle inutili spese legali che poi ricadono sulle bollette dell’acqua. A questo proposito Nuove Acque ha qualcosa da dire o ha perso la favella? Senza contare il fatto che qualche anno fa il Comitato, assistito sempre dall’avvocato Ponziani, con sentenza del Tar della Toscana confermata dal Consiglio di Stato, ha costretto Nuove Acque a restituire centinaia di migliaia di euro per gli indebiti aumenti praticati agli utenti nel 2009. Ed è veramente paradossale che pretenda di ergersi paladino del rispetto della legge chi è stato e viene tuttora sanzionato ripetutamente con sentenze, molte delle quali passate anche in giudicato. Davvero questo è uno strano Paese dove i profitti dei gestori dell'acqua vengono cancellati con un referendum dalla quasi unanimità dei cittadini recatisi alle urne ma da allora le bollette anziché

diminuire aumentano vertiginosamente di pari passo con i profitti delle società di gestione, mai stati così alti. E se tutto questo accade c’è da chiedersi: “in Italia viviamo ancora in una democrazia?”. Ma la battaglia del Comitato per una gestione pubblica e per il diritto all'Acqua continuerà, contro l'arroganza e la prepotenza del gestore e contro l'ignavia e la complicità dei Governi e dei sindaci che tutelano i profitti dei privati a discapito dei loro cittadini.

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