"Voi italiani siete infetti perché più deboli?". La storia dell'aretino Fabrizio che da Praga lotta contro le fake news

La testimonianza di un aretino in Repubblica Ceca per lavoro: "Cerco di fare corretta informazione tramite Facebook". Il suo racconto sull'emergenza Coronavirus e su come viene vista l'Italia

Fabrizio Martini (al centro)

"Sentire pronunciare il divieto di entrare ed uscire dal paese dal premier ceco, in passato per alcuni vicino alla polizia segreta cecoslovacca, fa sicuramente una certa impressione". Inizia così la testimonianza di Fabrizio Martini. Originario di Civitella ma che vive in Repubblica Ceca da ormai 4 anni e lavora per eBay come marketing operations specialist, oltre ad amministrare il gruppo Facebook 'Italiani in Repubblica Ceca' e la pagina 'italia praga one way'.

Quanti casi di Coronavirus si sono registrati in Repubblica Ceca?

"Le cifre ufficiali parlano di quasi 300 contagiati, nessun morto, ma anche nessun guarito. Una cinquantina di questi si trova a Praga. I primi contagiati sono state persone di ritorno da viaggi in Italia, infatti oltre 300.000 cechi vanno a sciare in Italia ogni anno".

Come hanno reagito e stanno reagendo i cechi?

"Personalmente non sono stato vittima di alcun episodio di discriminazione. Mi sono recato a fare visite mediche e dentistiche programmate e mi è stato solo chiesto se fossi stato in Italia recentemente. Ovvio, una certa apprensione l’ho percepita, ma credo sia del tutto naturale. Parlare in italiano sui mezzi pubblici desta qualche sguardo in più del solito, ma personalmente evito sempre di parlare sui silenziosissimi trasporti pubblici praghesi. Quando devo farlo, parlo in ceco (per quel poco che so) o in inglese. Amministrando il gruppo Italiani in Repubblica Ceca e parlando con altra gente ho anche raccolto testimonianze diverse, come quelle di persone che si son sentite dire da alcuni cechi 'Come mai voi italiani siete infetti? Avete dei geni meno forti dei nostri!'. Oppure che essendo italiani avremmo dovuto stare in quarantena a prescindere. Sono episodi marginali, ma sicuramente fastidiosi. Dopo le ultime misure del governo qualche supermercato è stato preso d'assalto, ma le provviste non mancano e fare la spesa online con consegna a domicilio a Praga è la normalità, quindi possiamo organizzarci su precisi tempi di consegna".

E le autorità politiche?

"Il premier ceco Andrej Babiš è stato autore di alcune uscite infelici nei confronti dell’Italia, come quella di un paio di giorni fa in cui diceva che il nostro Paese non è stato in grado di gestire la situazione, o quando, più recentemente, ha affermato che è colpa dell’Italia se, oggi, tutta l’Europa lotta contro il virus.

Sono state introdotte regole che hanno cambiato la vita di tutti i giorni?

"Il governo ceco ha progressivamente introdotto diversi provvedimenti sempre più stringenti, fino ad arrivare sabato 14 scorso alla chiusura di tutte le attività ad eccezione di supermercati, farmacie, drogherie, benzinai e poche altre. La mia azienda, eBay, ha introdotto il lavoro da casa obbligatorio in via precauzionale da venerdì 13 marzo fino almeno al 31 marzo per limitare la nostra presenza in ufficio e gli spostamenti.

Quali misure sono state prese dalle autorità?

Le prime misure prese risalgono al 9 febbraio, quando sono stati bloccati tutti i voli dalla Cina. Mano a mano le misure sono diventate sempre più restrittive. Il 24 febbraio sono stati introdotti specifici controlli agli aeroporti per le persone provenienti dall’Italia. Le compagnie aeree hanno poi iniziato ad annullare voli da e per l’Italia fino ad arrivare alla sospensione dei voli con il nord Italia decisa dal governo ceco il 2 marzo. Il 6 marzo sono iniziate le misure più stringenti. Tutte le persone residenti e di ritorno dall’Italia avrebbero dovuto sottoporsi ad un periodo di quarantena di 14 giorni, pena una multa di 3 milioni di corone ceche (circa 120.000 euro) e successivamente sono stati introdotti controlli anche ai valichi frontalieri terrestri. L’11 marzo sono state sospese le lezioni nelle scuole primarie, secondarie e nelle università, oltre ad essere vietati gli eventi che superassero le 100 persone. Con l’arrivo di notizie sempre più preoccupanti dall’Italia, le misure si sono inasprite il 12 marzo, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza e il governo ceco ha vietato gli eventi con più di 30 persone e ha ordinato la chiusura di pub e ristoranti dopo le ore 20.  Nella notte tra il 13 e il 14 marzo sono arrivate a sorpresa nuove restrizioni con la chiusura completa di tutte le attività ad eccezione di quelle di primaria necessità. Non ci sono però restrizioni alle uscite e autodichiarazioni come in Italia. Almeno per il momento... Dal 16 marzo sarò ufficialmente bloccato in Repubblica Ceca. Chi risiede non potrà uscire e chi non risiede non potrà entrare".

Avevi programmato un viaggio in Italia?

"Sì, sarei dovuto tornare in Italia a fine febbraio per tornare in Cechia la seconda settimana di marzo. Non so dire se è stata una fortuna o una sfortuna annullare il viaggio, però sicuramente ho evitato molti disguidi burocratici e organizzativi. Ovvio, la mente è sempre rivolta alla difficile situazione in Italia e alla mia famiglia".

Cosa stai raccontando ai tuoi colleghi e cosa stai facendo nel tuo piccolo?

"Le mie giornate sono state e sono piuttosto intense. Ho cercato di spiegare ai miei colleghi la vera situazione in Italia e ho dovuto sfatare anche tante fake news. Da parte mia sto cercando di tenere aggiornata tutta la comunità italiana con gli ultimi sviluppi della situazione in Italia e in Repubblica Ceca attraverso il mio gruppo Facebook. Non è facile, perché bisogna cercare di contenere le persone spesso prese dal panico e mantenere una comunicazione chiara, inserendo solo notizie veramente utili e di supporto a chi, come me, si trova all’estero. 

Un consiglio da dare a chi si trova all’estero?

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"Invito ad avere sempre le carte in regola. Molti italiani infatti non risultano registrati all’Aire (Anagrafe italiani residenti all'estero) e non hanno annunciato la loro presenza alle autorità ceche basandosi sul fatto che tanto siamo in Unione Europea. Bisogna sempre adempiere tutte le formalità burocratiche, perché, in casi eccezionali come questo, avere i necessari documenti fa la differenza. Molti italiani con contratto di lavoro in Repubblica Ceca, ma sulla carta tuttora residenti in Italia, potrebbero venire considerati come turisti e quindi dovrebbero abbandonare la Cechia entro il 16 marzo e non potrebbero rientrare fino alla fine dello stato di emergenza. Si tratta di una grossa grana burocratica che costringerà l’ambasciata a cercare di trovare una mediazione con le autorità ceche". 

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