Porte aperte del dormitorio: l'accoglienza, i volontari e il servizio di vigilanza notturna

Il servizio sarà garantito quotidianamente, festività comprese, a partire dalle 20,15 fino alle 22,30 quando scatterà la chiusura e l’ora.

Quattro mesi di apertura per un servizio dedicato ai senza dimora presenti nel territorio comunale di Arezzo.

Da lunedì 3 dicembre riapre il dormitorio nei locali comunali di piazza San Domenico fino al 7 aprile. Non cambiano rispetto allo scorso anno le modalità di accoglienza e di registrazione: il dormitorio sarà fruibile da tutte le persone maggiorenni, senza fissa dimora del territorio. Sarà possibile accedervi tramite un pass personale, corredato da foto, che avrà durata massima di 15 giorni e i cui contenuti verranno trasmessi alla questura. All’interno della struttura è riservata una stanza per l’accoglienza alle donne. I posti letto sono in totale 24. Il servizio sarà garantito quotidianamente, festività comprese, a partire dalle 20,15 fino alle 22,30 quando scatterà la chiusura e l’ora, per chi vi è oramai entrato, di coricarsi. Il mattino successivo, l’accoglienza termina alle 8.

Importante anche il tema della sicurezza, assicurata dal passaggio serale degli agenti della polizia locale, una garanzia in più per i volontari, così come lo sono i Vigili Giurati che stazioneranno fuori dal dormitorio. I volontari sono in totale circa 80 persone che opereranno, alternandosi, all’interno della struttura. Venti in più rispetto allo scorso anno.

 Il servizio invernale di accoglienza notturna per i senza dimora è, quindi, gestito dalla Caritas diocesana, attraverso i propri operatori e i volontari: volontari che “provengono da gruppi ecclesiali, parrocchie, associazioni laiche, ma anche non aderenti ad alcuna realtà ecclesiastica o parrocchiale, animati da sincero amore e disponibilità verso l’altro. C’è sempre bisogno di volontariato, di volontariato cittadino, di persone nuove che possano dare una mano alla struttura –  ha detto il direttore della Caritas, don Giuliano Francioli - perché tanto c’è da fare e c’è lavoro per tutti. Il nostro è un lavoro speciale: non c’è retribuzione per quello che si fa, ma solo la consapevolezza di aver portato il proprio granello di sabbia al bene comune. E questo non ha prezzo, ma è capace di arricchire chi lo riceve e, soprattutto, chi lo fa”.

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