Morì tentando di salvare i parrocchiani dai nazisti: il 29 giugno prende avvio il processo di beatificazione di don Alcide Lazzeri

Il vescovo Fontana: "Nell’anniversario di quel terribile giorno, avendo ricevuto Licenza dalla Conferenza Episcopale Toscana e dalla Santa Sede, aprirò il processo super martyrio, in ordine alla Beatificazione e, confidiamo, Canonizzazione del parroco di Civitella”

Prenderà avvio il prossimo 29 giugno il processo super martyrium di don Alcide Lazzeri,  il sacerdote ucciso per mano delle truppe naziste il 29 giugno 1943, a Civitella in Val di Chiana, triste teatro di quello che è conosciuto come l’Eccidio di Civitella.

Don Alcide "offrì la propria vita in cambio della salvezza del suo popolo e non fu ascoltato. Trascinati gli uomini fuori di Chiesa per una sommaria esecuzione, fu il primo martirizzato per la fede che propagava e l’esemplare qualità morale della sua esistenza”, scrive il vescovo Riccardo Fontana nell’introduzione al libro che ripercorre la vita deli don Alcide Lazzeri.

Così, continua ancora il vescovo Riccardo, “nell’anniversario di quel terribile giorno, avendo ricevuto Licenza dalla Conferenza Episcopale Toscana e dalla Santa Sede, aprirò il processo super martyrio, in ordine alla Beatificazione e, confidiamo, Canonizzazione del Parroco di Civitella”.

Le tappe del percorso saranno illustrate domani in una conferenza stampa. 

L'annuncio nelle parrocchie lo scorso maggio

Chi era e cosa fece Don Alcide Lazzeri

Nato a Chitignano il 17 settembre del 1887, entrò giovanissimo nell’Ordine francescano dei Frati Minori a La Verna dove, compiuti i 23 anni e vestito il saio francescano, venne ordinato sacerdote. Fu cappellano accanto ai giovani soldati durante la Grande Guerra e questa esperienza lo segnò profondamente. Volendo dedicarsi completamente alla cura pastorale del popolo chiese di passare al clero secolare, unendo così la vita contemplativa ad una vita più attiva nella pastorale.

Fu nominato dapprima parroco di Modine, quindi passò a Pozzo della Chiana, a Salutio, a Ponticino, fino a giungere, come ultima tappa del suo viaggio terreno, a Civitella in Val di Chiana. Avendo conosciuto tra il 1915 e il 1918 i danni irreparabili della guerra, fu sempre difensore della pace, insegnando la fraternità e il rispetto fra gli uomini. Purtroppo, il senso di odio e di vendetta da parte dei nazisti lo condussero ad una morte spietata all’interno del tristemente noto eccidio di Civitella.

Il 18 giugno 1944, tre soldati tedeschi vennero uccisi per mano dei partigiani. Don Alcide si preoccupò di mostrare l’estraneità del suo popolo circa l’accaduto e, da buon pastore, ricompose le salme dei soldati e organizzò per essi una cristiana sepoltura.

Il 29 giugno i nazisti, in una logica aggressiva e violenta, rastrellarono la piccola cittadina, consumando il massacro più brutale davanti alla chiesa parrocchiale, dove si stava celebrando la Messa. Il luogo sacro fu profanato da alcuni soldati urlanti che divisero i fedeli in piccoli gruppi, trascinandoli fuori con violenza. Don Alcide, in testa al primo gruppo, continuò a professare l’innocenza della gente, implorando di prendere lui al loro posto. Ma vedendo che non vi era più speranza, impartì l’assoluzione generale. Egli fu il primo ad essere trucidato, come monito per gli altri, seguito poi dalla gran parte dei presenti, di cui solo pochi riuscirono a scappare.

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