Di gender, di scuole aretine e di “mani sporche di sangue”

Prosegue il dibattito sulla teoria gender. Riceviamo e pubblichiamo una lettera del Forum delle Associazioni Familiari di Arezzo «Quello che voglio dire è che io non imputo soltanto una battaglia di retroguardia a questi movimenti, io gli...

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Prosegue il dibattito sulla teoria gender. Riceviamo e pubblichiamo una lettera del Forum delle Associazioni Familiari di Arezzo

«Quello che voglio dire è che io non imputo soltanto una battaglia di retroguardia a questi movimenti, io gli imputo delle morti. Hanno le mani sporche di sangue. Questa roba va detta. Perché questo è. Perché i ragazzini che si suicidano, si possono evitare». Lasciano sconcertati queste affermazioni esternate durante la giornata introduttiva del IX Congresso nazionale dell'Associazione radicale Certi Diritti, tenutasi nella Sala dei Grandi col patrocinio della Provincia. Nel trattare il tema del bullismo omofobico, che causerebbe i suicidi di persone con orientamento omosessuale, si ritiene necessario accusare esplicitamente di essere assassini tutti coloro che si oppongono a determinati contenuti riguardanti l’ideologia gender e più in generale tutti coloro che si oppongono ad ogni tentativo di introdurre nell’ordinamento italiano il matrimonio omosessuale o qualsivoglia suo surrogato.

La gravità di quanto sostenuto è lampante ed è tale da farci vincere la nostra abituale ritrosia a non replicare ai tanti e volgari attacchi mossi da una minoranza che non sopporta il pluralismo delle idee: primo, si tratta di un’offesa enorme per la rispettabilità di liberi cittadini, di padri e madri di famiglia che quotidianamente si impegnano nell’educazione dei propri figli (così come stabilito dalla nostra Costituzione e non solo per proprie legittime convinzioni personali); secondo, rischia di configurarsi come un’istigazione all’odio e insinua l’esistenza del reato d’opinione; infine – paradossalmente – si tratta di una vera falsità, perché i tassi di suicidio di persone con orientamento omosessuale non decrescono neppure nei Paesi dove una certa cultura è ampiamente diffusa, segno che il problema è altrove e il gender non è certo la soluzione.

Spaventa, soprattutto, che queste dichiarazioni provengano da responsabili di associazioni che, proprio su questi temi, beneficiano di fondi pubblici per curare percorsi formativi nella scuola statale. Quale sistema di valori, anche implicitamente, potrà essere veicolato a bambini e ragazzi da chi considera un omicida chiunque si batta in difesa del diritto naturale di ogni bambino ad avere una mamma e un papà? Quali garanzie di onestà intellettuale offrono certe dichiarazioni, pronunciate da chi a scuola sarà necessariamente visto dai ragazzi come un neutralissimo e credibile “esperto”?

Non si capisce, per altro, perché spingersi fino a questo punto. Fin quando il dibattito resta sul piano delle idee, siamo pronti a ribattere punto su punto a chi continua a negare l’esistenza dell’ideologia gender, a chi accusa la famiglia naturale di essere la culla del sessismo maschilista, a chi ipotizza l’esistenza di cinque, sei, dieci, cinquanta generi diversi, a chi vorrebbe rottamare maschio e femmina in nome del progresso.

Ma a chi ci accusa di essere assassini diventa impossibile rispondere, poiché l’impressione è quella di una precisa volontà di inasprire i toni, forse non valutando attentamente le possibili conseguenze che certe parole possono avere.

Forum delle Associazioni Familiari (Arezzo)

Generazione Famiglia (Arezzo)

A.Ge. – Associazione dei Genitori (Arezzo)

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