"Positivi al sierologico e in attesa del tampone. Ma è difficile giustificare l'assenza dal lavoro", il paradosso nei giorni della ripartenza

I casi in enti e istituzioni segnalati alle organizzazioni sindacali stanno aumentando. Ma il test sierologico, pur essendo consigliato, non è preso in considerazione né dai decreti né dalle ordinanze regionali

Test sierologici per il Covid-19 positivi, ma tamponi ancora da eseguire. A casa dal lavoro, ma senza la possibilità sia per l'ente sia per il dipendente di gestire dal punto di vista burocratico l'assenza, perché non ci sono norme a riguardo. E' questa la paradossale situazione nella quale si stanno trovano numerosi aretini che fanno parte di quelle categorie invitate a fare gli accertamenti volontariamente, ma che poi in caso di risultati positivi non possono essere considerati malati finché non hanno l'esito definitivo del tampone.

I casi segnalati sono numerosi: alcuni sono stati portati all'attenzione della Funzione Pubblica della Cgil: "Riguardano alcuni operatori dell'istituto di Agazzi e alcuni dipendenti del Tribunale di Arezzo - spiega Giulia Da Mario -. Ma nella stessa situazione ci sono anche persone che lavorano in altri enti, che adesso devono far fronte a un vuoto normativo". 

Di fatto i decreti della presidenza del Consiglio e quelli del Governo non fanno riferimento agli accertamenti condotti tramite test sierologico. A fare fede, anche nei rapporti di lavoro, sono i  risultati dei tamponi. Allo stesso tempo però c'è l'invito ad eseguire questo test alternativo, tanto che la Regione Toscana ha individuato una serie di categorie che possono accedervi gratuitamente. Poi ci sono gli operatori della sanità che vengono sottoposti all'esame "pungidito" periodicamente, vista la delicatezza del loro lavoro.  

"Una volta che questo test risulta positivo, però - spiega Da Mario - sorge il problema di come gestire la situazione. In attesa del tampone cosa deve fare il dipendente? Non è chiaro. Non può essere considerato in malattia, a meno che il medico di base non rilasci un certificato".

La soluzione dunque potrebbe essere quella di rivolgersi al medico di base: alcuni nell'Aretino hanno già rilasciato certificati. Ma non è così semplice, perché non si può fare riferimento a nessun risultato riconosciuto dalla legge per dichiarare la malattia. Inoltre la possibilità che si verifichino falsi positivi (come è accaduto in più occasioni nell'Aretino) rende tutto più complicato.

"Ci sono alcuni enti che sono riusciti a risolvere il problema - spiega Da Mario - chiedendo ai dipendenti positivi al sierologico di lavorare in modalità smart. Da casa possono proseguire la loro attività e attendere il tampone. Ma per gli operatori della sanità il discorso è diverso: infermieri e oss per lavorare devono essere in corsia. In questi giorni abbiamo avuto vari incontri, gli stessi enti ci hanno chiesto chiarimenti su come comportarsi. Una possibilità potrebbe essere quella di permettere ai medici di base di fare appositi certificati".

Una situazione in divenire, che si sovrappone ad una ripartenza tanto agognata quanto faticosa. 

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