Coronavirus: 14 province dichiarate "zona rossa". Salva Arezzo ma resta il nodo dell'isola amministrativa

In queste ore il sindaco di Badia Tedalda, Alberto Santucci, ha chiesto lumi sulla corretta interpretazione del dispositivo così da consentire spostamenti ai residenti delle frazioni: "Perché lì manca pure l'alimentari"

Quattordici province off limits. Niente spettacoli, cinema chiusi, stop agli aggregamenti e divieto assoluto d'ingresso (o uscita) da buona parte del nord Italia. Sono queste alcune delle disposizioni contenute nel nuovo decreto riguardante le misure nazionali di contenimento dell'emergenza coronavirus. Le province diventate "zona rossa" sono: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Vercelli, Novara, Verbano Cusio Ossola e Alessandria. Tutte le nuove disposizioni sono valide dall'8 marzo fino al 3 aprile.

Fuori dal provvedimento la provincia di Arezzo che però presenta una peculiarità territoriale niente affatto banale: l'isola amministrativa di Badia Tedalda dove si trovano le frazioni di Ca' Raffaello, Santa Sofia e Ortale. Un fazzoletto di terra che pur essendo di competenza amministrativa toscana si trova nel territorio romagnolo che, come stabilito dal decreto, è zona rossa. Accerchiati e con il divieto di fare ingresso in altre province. Un confinamento forzato reso ancora più difficile dalla completa assenza di servizi quali alimentari e negozi.

"Dalla lettura del dispositivo firmato questa notte - spiega Alberto Santucci, sindaco di Badia Tedalda - si evince che gli spostamenti sono vietati salvo per quelli "motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute". Un passaggio che si apre a qualche interpretazione e che, sembrerebbe, fornire un po' più di elasticità alla situazione dei miei concittadini. Ma prima di dirlo dobbiamo essere certi dell'interpretazione che potremo dargli. E' per questa ragione che sin da ieri sono in contatto con il presidente della regione, la presidente della provincia, il suo vice e i nostri parlamentari. Ci auguriamo di ricevere quanto prima conferma dell'interpretazione e che venga riconosciuta la possibilità di spostamento, previa presentazione di documenti, ai nostri concittadini così da consentire loro lo svolgimento delle attività lavorative e l'approvvigionamento di cibo".  Dunque, uno spiraglio si apre per gli aretini residenti nell'isola amministrativa anche se, al momento, rimangono in attesa di delucidazioni ulteriori che potrebbero arrivare dal prefetto oppure dal governo stesso. "Non contiamo che vengano fatti atti amministrativi solo per la nostra isola - ha aggiunto Santucci - ma abbiamo bisogno di una interpretazione che consenta di uscire da questa situazione".

Chiare le disposizioni invece per quello che riguardano gli altri punti. Stando alle parole del premier Antino Conte "sarà consentito il rientro al proprio domicilio, ma non possiamo più permetterci nelle aree previste dal decreto forme di aggregazione. D'ora in poi chi avrà febbre da più di 37,5 gradi centigradi e infezioni respiratorie è fortemente raccomandato di restar presso proprio domicilio, a prescindere che siano positivi o no. Contattino il medico curante. Divieto assoluto di mobilità per chi sia stato in quarantena, dobbiamo limitare il contagio del virus e evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere. Con il nuovo decreto non ci sono più le zone rosse, i focolai stabiliti all'inizio. Non c'è più motivo di tenere le persone di Vò e del lodigiano in una zona rossa confinate. Sono state create zone più ampie. Queste misure - ha continuato il premier - provocheranno disagio ma questo è il momento dell'auto-responsabilità, non del fare i furbi. Tutelare soprattutto la salute dei nostri nonni".

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Stop alle manifestazioni culturali. Niente eventi, spettacoli, proiezioni cinematografiche e rappresentazioni teatrali. E questo sia in luoghi pubblici che privati.

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Rete teatrale aretina: "Già persi 200mila euro di incassi"

Stop alle attività di discoteche, sale giochi, sale da ballo, bingo e locali assimilati. Sospesa l'apertura dei musei e degli altri istituti di cultura. Il governo dispone e conferma su tutto il territorio nazionale la sospensione di una serie di attività che vanno dai congressi medici, alle gite di istruzione scolastica agli assembramenti per partite di pallone fino al 3 aprile. Rinnovata la raccomandazione di adozione di alcune misure di sicurezza come il mantenimento della misura di distanza di un metro fra le persone.  Quanto ai viaggi, "si raccomanda di limitare la mobilità al di fuori dei propri luoghi di dimora abituale ai casi strettamente necessari". Ovviamente permane il "divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus".
Le scuole invece per adesso rimarranno chiuse fino al 15 marzo compreso. 

Il testo integrale del decreto 8 marzo 2020

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