Offrì la propria vita per evitare l'eccidio di Civitella: il vescovo dà il via alla causa per la beatificazione di don Alcide Lazzeri

Domenica scorsa, l'editto scritto da Monsignor Fontana è stato letto in molte parrocchie del territorio

La sua storia e il suo martirio sono rimasti impressi nel cuore e nella memoria della comunità di Civitella della Chiana. E adesso monsignor Riccardo Fontana ha dato il via ai lavori per la causa di beatificazione e canonizzazione di don Alcide Lazzeri, il parroco trucidato insieme ai suoi parrocchiani dai soldati nazisti.

Don Alcide cercò fino all'ultimo di salvare i civitellini: offrì la propria vita per permettere agli altri di sopravvivere, ma fu ucciso per primo, come monito. Il suo sacrificio infatti, fu seguito dalle tante altre morti di quello che oggi tutti ricordano come l'eccidio di Civitella. 

E' stata la fama e l'affetto che la popolazione aretina nutre ancora nei confronti di questo prete che era stato cappellano dei soldati e che dopo la Grande Guerra fu "sempre difensore della pace" a spingere il vescovo a compiere questo passo. Domenica scorsa, l'editto scritto da Monsignor Fontana è stato letto in molte parrocchie del territorio: è un atto con il quale viene chiesto a chiunque abbia conosciuto il parroco o abbia documenti che attestino il suo operato, di mettersi in contatto con la diocesi, che sta perorando la cusa. 

Ma chi era Don Alcide Lazzeri? E cosa gli accadde?

Francescano, cappellano dei soldati durante la Grande Guerra, e poi parroco di Civitella della Chiana, il 29 giugno 1944 morì "per mano di soldati nazisti, in odio alla fede".

La sua storia è riportata nell'atto redatto dal vescovo e che resterà affisso per due mesi in tutte le chiese della diocesi:

Nato a Chitignano il 17 settembre del 1887, entrò giovanissimo presso i Frati Minori toscani al Convento di La Verna, dove, compiuti i 23 anni e vestito del saio francescano, venne ordinato sacerdote esercitando il ministero fino all’inizio della Grande Guerra dove fu cappellano accanto ai giovani soldati. Segnato dalle atroci esperienze del conflitto, volendo dedicarsi completamente alla cura pastorale del nostro popolo, che aveva bisogno di ritrovare le radici cristiane, chiese di passare al clero secolare, unendo così la vita contemplativa ad una vita più attiva nella pastorale.

Fu nominato dapprima parroco di Modine, quindi passò a Pozzo della Chiana, a Salutio, a Ponticino, fino a giungere, come ultima tappa del suo viaggio terreno, a Civitella in Val di Chiana. Avendo conosciuto tra il 1915 e il 1918 i danni irreparabili della guerra, fu sempre difensore della pace, insegnando la fraternità e il rispetto fra gli uomini. Il senso di odio e di vendetta da parte dei nazisti lo condussero ad una morte spietata all’interno del tristemente noto eccidio di Civitella. Il 18 giugno 1944, tre soldati tedeschi vennero uccisi per mano dei partigiani. Don Alcide si preoccupò di mostrare l’estraneità del suo popolo circa l’accaduto e, da buon pastore, ricompose le salme dei soldati e organizzò per essi una cristiana sepoltura.

Il 29 giugno i nazisti, in una logica aggressiva e violenta, rastrellarono la piccola cittadina, consumando il massacro più brutale davanti alla chiesa parrocchiale, dove si stava celebrando la Messa. Il luogo sacro fu profanato da alcuni soldati urlanti che divisero i fedeli in piccoli gruppi, trascinandoli fuori con violenza. Don Alcide, in testa al primo gruppo, continuò a professare l’innocenza della gente, implorando di prendere lui al loro posto. Ma vedendo che non vi era più speranza, impartì l’assoluzione generale. Egli fu il primo ad essere trucidato, come monito per gli altri, seguito poi dalla gran parte dei presenti, di cui solo pochi riuscirono a scappare.

La strage, che spezzò la vita a molte persone, non riuscì però a spezzare il ricordo di quel sacerdote, morto con i fedeli a lui affidati, che per loro si era immolato e che per odio alle virtù della fede, della speranza e della carità venne barbaramente ucciso.

L'editto del vescovo

Monsignor Fontana ha deciso di iniziare una causa di beatificazione e canonizzazione : l’istanza formale per l’introduzione del relativo processo, gli è stata presentata dal Postulatore, Emanuele Spedicato.

Poi l'invito ai parrocchiani: "tutti e singoli i fedeli a comunicarmi direttamente o a far pervenire alla Curia diocesana (Piazza del Duomo, 1 – 52100 Arezzo) tutte quelle notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla vita, al martirio e alla fama di martirio e di segni del detto Servo di Dio.

Dovendosi, inoltre, raccogliere, a norma delle disposizioni legali, le prove documentali del caso, ordino, col presente atto, a quanti ne fossero in possesso, di rimettere con debita sollecitudine qualsiasi scritto che abbia come autore il Servo di Dio o sia a lui in qualche modo collegato"

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