Bimba disabile si opera alla spina e salta la scuola. "Negato il sostegno a casa. La beffa è il 10 a ginnastica"

Lo sfogo dei genitori di una bambina del Casentino che si appresta a frequentare la seconda elementare dopo un primo anno travagliato: "E' stata promossa, ma deve recuperare. E dobbiamo pagare un insegnante privato pur avendo diritto a quello pubblico"

Leila, nome di fantasia, si appresta a tornare in classe il prossimo 16 settembre. Ha 7 anni e il sorriso contagioso incorniciato dai riccioli biondi. E' disabile e porta un bustino, che l'aiuta a mantenere eretta la posizione dopo una delicata - e per fortuna riuscita - operazione alla spina dorsale legata alla sua patologia. L'intervento dello scorso marzo l'ha tenuta oltre un mese lontano da scuola, pregiudicandole la frequenza in classe per il resto dell'anno. Eppure è stata promossa, bontà degli insegnanti. "Addirittura in pagella risultano zero ore di assenza e un bel 10 a educazione fisica, attività che mai ha svolto dopo febbraio - raccontano i genitori  -. Immaginiamo sia stata una delicatezza da parte dei maestri. Ma resta il fatto che nostra figlia debba recuperare rispetto ai compagni. E la scuola non ci è stata d'aiuto in questi mesi, pur avendo la bimba diritto all'insegnante di sostegno, anche a casa. Durante l'estate abbiamo dovuto pagarle noi una maestra privata".

L'operazione alle vertebre

Leila frequenta il primo anno all'istituto comprensivo dell'Alto Casentino di Pratovecchio Stia quando la malattia di cui soffre sin dalla nascita, una particolare forma di nanismo detta acondroplasia, la costringe a sottoporsi a un'operazione a cinque vertebre all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. A metà marzo 2019 lascia il proprio banco, che ritroverà soltanto dopo Pasqua, alla fine di aprile. Nel mezzo l'intervento, una convalescenza tormentata, un'imprevista fuoriuscita di midollo e il ritorno sotto i ferri.

Il calvario e l'insegnante di sostegno "fantasma"

Un calvario che la piccola sostiene, riuscendo - portando il busto ortopedico - anche a tornare in classe prima della fine dell'anno scolastico. Due ore al giorno, non di più: così le hanno imposto i medici, pena il rischio della compromissione della colonna vertebrale. Al Meyer la bimba usufruiva di lezioni gratuite fornite dall'ospedale ma il ritorno in Casentino - scolasticamente parlando - è amaro per la bambina. "Avrebbe avuto diritto all'insegnante di sostegno, del resto ne aveva goduto nella prima parte dell'anno. Potendo stare solo 2 ore al giorno a scuola, spettava all'insegnante recarsi a casa dell'assistita per farle lezione. Leila aveva diritto a 22 ore alla settimana di sostegno, purtroppo non ha potuto usufruire di questa possibilità. Chissà come sono state sfruttate queste ore di lezione, certamente non da Leila. E non è giusto".

La maestra privata a casa

I genitori della piccola raccontano di un anno scolastico di per sé complicato, reso nel finale gravemente difficoltoso dall'impossibilità di seguire con continuità le lezioni in classe. Bene matematica e italiano, ma le altre materie sono state pesantemente trascurate, dicono mamma e babbo. Alla fine, nella pagella, anche il beffardo "zero" nella casella delle assenze di Leila e il 10 ad educazione fisica, le cui lezioni - per lunghi mesi - la piccola non ha frequentato. "Questa estate siamo stati costretti a pagare un'insegnante privata per cercare di mettere nostra figlia in pari con il programma scolastico. E adesso ci chiediamo cosa accadrà in questo nuovo anno. Per fortuna, potrà stare in classe fino a 4 ore, non più soltanto 2. Ma le sue saranno comunque lezioni tagliate. Chiediamo una soluzione e ci appelliamo anche al provveditorato, sollecitando una risposta alla lettera che abbiamo da tempo inviato, raccontando la nostra difficile posizione. Chiediamo solo che nostra figlia non sia lasciata indietro. E' un suo diritto. Ed è dovere della pubblica istruzione provvedere".

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