In fuga per la libertà, a 16 anni scappa dall'Afghanistan e arriva in Svezia: ma solo ad Arezzo trova accoglienza

La fuga infinita ha inizio nel 2015: è stato allora che la madre lo ha persuaso a lasciare il paese e a raggiungere il fratello - già emigrato in Svezia - per sfuggire ai talebani e alla difficile situazione della zona dove viveva

La sua fuga per la libertà e per la salvezza è stata lunga, lunghissima: oltre 8500 chilometri percorsi con mezzi di fortuna, restando per mesi in balia degli eventi. Pronto a nascondersi nei boschi e nei sentieri di montagna per sfuggire a proiettili e torture. Una prova difficile e pericolosissima, soprattutto se hai solo 16 anni e ti ritrovi senza nessuno che ti possa aiutare.

E' iniziata così la storia di Ali, giovanissimo rifugiato che qui ad Arezzo è riuscito - finalmente - a trovare accoglienza con l'inserimento nello Sprar di Castiglion Fibocchi gestito da Oxfam. Il prossimo mese Ali compirà 20 anni, ma con lui a festeggiare probabilmente non ci sarà né il fratello, rifugiato in Svezia, né la madre, rimasta nell'inferno dell'Afghanistan. Sono quel che resta della sua famiglia, dilaniata nella guerra che ha martoriato il paese e dai talebani. La fuga infinita ha inizio nel 2015: è stato allora che la madre lo ha persuaso a lasciare il paese e a raggiungere il fratello - già emigrato in Svezia - per sfuggire ai talebani e alla difficile situazione della zona dove viveva. 

"Era inverno quando sono parito - racconta in un mix di italiano e inglese - era freddo e sapevo che avrei affrontato situazioni pericolose. Ma non potevo immaginare cosa sarebbe accaduto in Iran, dove sono rimasto sei mesi, tra fughe e nascondigli". 

Al di là del mare 1 - Incinta di nove mesi scappò dalla Libia e si rifugiò ad Arezzo: la storia di Beauty e della sua piccola Miracle“

Al di là del mare 2 - Rapito dai terroristi e sopravvissuto alla Libia, la storia di Hassan. "Rinato ad Arezzo, ora sogno un lavoro come orafo"

Al di là del mare 3- Il sogno di Idrissa: dalla Guinea ad Arezzo passando per la Libia. "Così ho visto per la prima volta il mare"“

Al di là del mare 4 - " Ho denunciato l'omicidio di una bambina e mi hanno perseguitato". La storia di Moses, in fuga dalla Sierra Leone

2019-05-30 (2)_LI-2

Dall'Afghanistan la prima tappa è stata l'Iran: "Ma lì, se sei senza documenti ti sparano" dice ricordando i pericoli scampati. Il viaggio partito in pullman è proseguito in un'auto. Una vettura che qui in Europa viene occupata da 4 o 5 persone: "Ma tra l'Afghanistan e l'Iran viaggiavamo in 14 a bordo e io ero stato chiuso con altre persone nel bagagliaio. Per ore e ore". E poi i pericoli scampati di fronte alle milizie iraniane, che in assenza di documenti o visti passavano alle maniere forti.  

"All'inizio eravamo un gruppo - racconta - cercavamo di non farci trovare e di arrivare in Turchia camminando anche a piedi in sentieri di montagna".

Al confine con la Turchia, altri fucili puntati: "Ma questa volta sparavano in aria", racconta con semplicità, come se la situazione ormai non fosse più tanto pericolosa. Quindi la rotta dei Balcani, la stessa seguita dai profughi siriani. 

"Dalla Turchia siamo sialiti su una barca piccola e affollata, con indosso una sorta di salvagente che però non era utilizzabile. Siamo approdati in un'isoletta e dopo una settimana ci hanno portati ad Atene". Gli hanno consegnato un visto per restare un mese e poi via, verso Macedonia, Serbia, Ungheria: "Salivo su treni e pullman, senza soldi, senza biglietti e senza documenti. Ovunque ero clandestino e ovunque rischiavo di essere trovato dalla polizia e rispedito in Afganistan, rendendo vano tutto quello che avevo fatto". 

A questo punto del viaggio Ali è solo: i compagni si erano persi tra Turchia e Grecia. A lui però era  rimessto un vecchio telefono cellulare: "Era l'unico contatto con mio fratello. Facevo uno squillo e lui mi richiamava: mi diceva cosa fare, come muovermi, dove andare,  gli orari di treni e pullman". Ali ha viaggiato per centinaia e centinaia di chilometri attraversando tutta l'Europa. Ad un certo punto, privo di documenti, si è anche aggregato ad un gruppo di profughi siriani che dall'Ungheria stavano raggiungendo l'Austria. Poi a varcato il confine con la Germania, e quello con la Danimarca e finalmente l'arrivo in Svezia e l'abbraccio più atteso: quello con l'amato fratello. Erano passati circa 9 mesi dalla sua partenza.

"Non sapevo ancora però che  il viaggio non era finito. Per due anni sono rimasto in Svezia, sono andato a scuola, ho imparato l'inglese e ho studiato molto. Per due volte ho chiesto i poter regolarizzare la mia posizione, ma la richiesta è stata sempre rigettata". Sulla strada di Ali infatti si è materializzato un ostacolo insormontabile. "Mentre mio fratello aveva ottenuto visti e permessi ed aveva iniziato a lavorare - racconta - la legge era cambiata: i ricongiungimenti familiari erano stati bloccati. E le mie richieste venivano automaticamente rispedite al mittente".

In quel momento Ali ha rischiato di dover tornare in Afghanistan. Per evitarlo gli hanno consigliato di raggiungere la Francia o l'Italia e chiedere lo status di rifugiato. Ed è stato allora che il suo viaggio è ricominciato. 

"Nell'autunno del 2017 sono arrivato a Milano: era freddo non sapevo dove andare. Milano è una città grandissima e non sapevo a chi rivolgermi. Allora ho deciso di cercare una città più piccola, a misura d'uomo e sono arrivato fino a Gorizia dove ho trovato accoglienza e dove insieme ad altri migranti siamo stati controllati e trasferiti in varie parti d'Italia. La mia destinazione è stata Arezzo e qui sono rimasto". 

Il viaggio di Ali adesso può dirsi quasi concluso. Un anno dopo l'arrivo ad Arezzo gli è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico  dalla commissione di Perugia. Ha quel documento che gli è costato migliia e migliaia di chilometri e infinite sofferenze e ha una casa vera dove tronare ogni sera.  Adesso fa parte dello Sprar di Castiglion Fibocchi gestito da Oxfam. 

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Spot
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

"Il mio paese forse non lo vedrò mai più - dice- non posso tornarci. Il mio futuro? Nel cuore spero di tornare in Svezia, da mio fratello. Ma intanto ho due obiettivi: imparare bene l'italiano e portare a termine il corso per addetto all'assistenza di base che ho iniziato. E' un lavoro che in Italia è molto richiesto e anche nel resto d'Europa. E io ho intenzione di farlo bene". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Animali 3D in casa grazie a Google. Come fare e l'elenco completo

  • Scanzi supera il milione di fan. Più 250mila in 7 giorni, nessuno come lui in Italia

  • Mascherine obbligatorie fuori dall'abitazione. L'annuncio di Rossi: "Ne distribuiremo subito 10 milioni"

  • Coronavirus, obbligo di mascherine dove necessario mantenere una distanza di 1,8 metri

  • Drastico calo dei contagi: un solo caso in provincia di Arezzo

  • Le attività aperte e quelle che effettuano consegne a domicilio. Segnala ad Arezzo Notizie il tuo negozio

Torna su
ArezzoNotizie è in caricamento