share 94012 la rabbia canalizzarla per eliminarla

archivio-Benedetta Ricci Psicologa

benedetta-ricciIn un primo momento la rabbia….ripartiamo da qui. Perdere il lavoro ci fa sentire vittime. Vittime di un’ingiustizia, vittime di scelte prese da altri, vittime di un sistema che non funziona, di un’economia che non gira, di un destino ingiusto. Ci si sente schiacciati, privati di ogni diritto (si perché il lavoro dovrebbe essere un diritto), di una sicurezza, di un presente dignitoso ma soprattutto privati di un futuro, di un progetto, della possibilità di immaginare un domani. La cosa che ci rimane in questo oceano di privazione è la rabbia.

Rabbia verso i datori di lavoro (adesso ex), verso le istituzioni che non ci rappresentano più, verso una società che non ci tutela….rabbia verso tutti! C’è chi questa rabbia la socializza, rischiando di diventare aggressivo e di peggiorare la sua condizione (anche se a volte sembra di non aver più niente da perdere); c’ è invece chi questa rabbia la nasconde, la soffoca, riversandola solo su se stesso, casomai quando nessuno vede o sente. O si esplode o si implode. Forse la rabbia ci salva dalla disperazione ma non ci serve per ricominciare…e ricominciare è necessario, prima possibile! Per trasformare la rabbia in una risorsa dobbiamo canalizzarla per farla defluire piano piano.

Se abbiamo un fiume in piena e non facciamo niente per contenerlo avremo seri danni, allora costruiamo una diga, ma se le piogge sono insistenti la diga può cedere ed il fiume esplodere con tutta la sua violenza. La soluzione più efficace risulta essere quella di costruire tanti canali per far si che anche grandi quantità di acqua possano defluire senza creare disagi e catastrofi. Lo stesso dobbiamo fare con la rabbia: sia che la soffochiamo, sia che la esterniamo può distruggerci. Dobbiamo canalizzarla. Quali gli strumenti? Ovviamente conoscendo le storie e le caratteristiche di ognuno sarebbe possibile adattare in modo esemplare lo strumento al caso, ma in linea generale possiamo dire che la scrittura è lo strumento più efficace.

Per scrittura possiamo intendere lettere a persone (che ovviamente terremo per noi), a se stessi, al destino, oppure pensieri generali non indirizzati a persone specifiche. L’elemento fondamentale è la modalità; – deve essere una scrittura “di pancia”, impulsiva e non ragionata; – devono essere trascurate forma, grammatica, ortografia….non ci interessano; – deve essere ritualizzata, ogni giorno alla stessa ora, oppure ogni volta che sento la rabbia superare una certa soglia (le variazioni dipendono dalla situazione specifica di ognuno).

Ci possono essere poi situazioni in cui scrivere non basta o non è indicato. Per esempio quando si tende a sfogare verbalmente la rabbia, spesso riversandola sui nostri cari. Allora in questo caso abbiamo bisogno di un “contenitore” quotidiano che ci consenta di continuare a verbalizzarla ma con criterio, in modo costruttivo (con una durata specifica, un luogo specifico, e una modalità di gestione specifica).

Elaborare ed accettare una perdita così importante come il lavoro non è facile e non lo è nemmeno trovare la volontà per lavorare sulle nostre reazioni e sensazioni, ma quello c’è fa la differenza è l’obiettivo: voglio/posso arrendermi o ricominciare? Credo che a scelta sia obbligata…allora riprendiamo in mano la situazione con i giusti strumenti. Lao Tze insegna che “un viaggio lungo mille chilometri inizia con un piccolo passo”….il nostro è canalizzare la rabbia.

share 94012-la-rabbia-canalizzarla-per-eliminarla

share 94012-la-rabbia-canalizzarla-per-eliminarla

An unknown error occured.

Altre Dall’Autore

archivio-Benedetta Ricci Psicologa

Altri Articoli

Top